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Wednesday 08 September 2010
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40° meeting Europeo per lo studio del Fegato

Dal 23 al 27 aprile 2008 si è svolto a Milano il quarantatreesimo meeting annuale della Società Europea per lo studio del Fegato (Easl).
Riportiamo brevemente le novità più significative (soprattutto terapeutiche) riguardanti l’epatite cronica B e C (riassunto completo riportato su J. Hepatol. Vol.48, Suppl.2).

Epatite B
Fattori predittivi:
- I soggetti affetti da Epatite cronica B con persistenti e costanti aumenti di transaminasi e HBVDNA hanno non solo una malattia più aggressiva (Carey et al, S242), ma hanno un maggiore rischio col tempo di comparsa di complicazioni, in particolare di carcinoma epatico (Chen et al.,S61).
- In genere si considerano portatori inattivi di HBsAg i pazienti con HBVDNA inferiore a 2000 IU/ml.
Alcuni di questi soggetti sono stati seguiti nel tempo e divisi in due gruppi: il primo con HBVDNA inferiore a 200IU/ml e il secondo con valori da 200 a 2000 IU/ml. In due anni di follow-up la percentuale di riattivazione epatitica è stata nettamente superiore nel secondo gruppo rispetto al primo. Pertanto si devono affrontare differenti strategie di controlli nei portatori inattivi, a seconda dei maggiori o minori livelli di HBVDNA (Seo et al., S248).

Terapia con Interferone
- Soggetti con epatite cronica B, HBeAg negativi, trattati con alfa Interferone per un anno durante un follow-up successivo di quattro anni si è documentata una costante persistenza di normalità di transaminasi e di HBVDNA in ¼ dei pazienti (Marcellin et al., S46).
- Significativa riduzione dei livelli di HBsAg è stata osservata dopo soppressione dell’HBVDNA se indotta da 48 settimane di trattamento con Interferone Peghilato alfa2a e non se indotta da Lamivudina. Inoltre l’HBsAg si è negativizzato nell’8% dei casi dopo Interferone e in 0% dopo Lamivudina (Brunetto et al., S254).

Terapia con lamivudina
- La Lamivudina è un trattamento sicuro con scarsa comparsa di resistenza nei soggetti con bassi livelli di HBVDNA basali e con negativizzazione dell’HBVDNA dopo sei mesi di terapia (Van Bommel et al., S264).

Terapia con Entecavir
- La somministrazione di Entecavir per tre anni in soggetti affetti da epatite cronica B mai trattati è ben tollerata e ottiene una negativizzazione dell’HBVDNA nell’85% dei casi. La resistenza al farmaco compare solo nell’ 1,7% dei casi trattati (Mochida et al., S262).
- L’impiego di Entecavir per tre anni in soggetti con epatite cronica HBeAg positivi mai trattati precedentemente ha provocato la soppressione della replica virale nell’89% dei casi con negativizzazione dell’HBeAg nel 20% dei soggetti (Yao et al., S266).
- L’impiego di Entecavir per tre anni in soggetti con epatite cronica HBeAg positivi, già trattati precedentemente con Lamivudina e diventati resistenti a questo farmaco, ha provocato la soppressione della replica virale nel 55% dei casi con negativizzazione dell’HBeAg nel 7% dei soggetti. (Yao et al., S267).
- L’Entecavir in confronto all’Adefovir somministrati per 96 settimane ha prodotto un maggiore significativo decremento di HBVDNA (Leung et al., S373).

Terapia con Tenofovir (Non in commercio in Italia)
- Sostituendo l’Adefovir con il Tenofovir dopo 48 settimane di terapia si è ottenuto un’addizionale soppressione virale in pazienti con Epatite cronica B, sia HBeAg positivi (Heathcote et al., S32) che negativi (Marcellin et al., S 26).
Inoltre in coloro che avevano iniziato con il Tenofovir, proseguendo il trattamento con lo stesso farmaco oltre le 48 settimane si è osservato un’ulteriore soppressione virale sia in soggetti HBeAg positivi (Heathcote et al., S32), che negativi (Marcellin et al., S 26).
- Il Tenofovir si è rivelato più utile rispetto all’Adefovir anche in soggetti con cirrosi epatica da HBV (Buti et al., S33).

Epatite C
Fattori predittivi:
- Circa 25% di soggetti affetti da epatite cronica C con transaminasi persistentemente normali può progredire verso una fibrosi significativa. Ciò non avviene se alla biopsia iniziale è presente una scarsa infiammazione e se i livelli sierici di AST e gammaGT sono ai valori più bassi del normale (Smirne et al., S283).

Epatite C e sistema nervoso centrale
- Sono state osservate delle alterazioni infiammatorie cerebrali in persone con epatite cronica C: ciò ipotizza un effetto neurotropico diretto del virus. In questo modo potrebbero essere spiegate alcune anormalità neuropsicologiche riscontrate in soggetti con epatite C (Grover et al., S275).

 
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