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Wednesday 08 September 2010
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EPATITE B CRONICA PDF Stampa E-mail

FUNZIONA IL TRATTAMENTO A LUNGO TERMINE “ENTECAVIR PUÒ RIDURRE I  DANNI A CARICO DEL FEGATO”

A San Francisco il 59° Congresso dell’American Association for the Study of the Liver Diseases con la partecipazione di oltre 6.000 esperti

San Francisco, 2 novembre 2008 – È efficace, non sviluppa resistenza virale e ora ha dimostrato, dopo sei anni di somministrazione, di essere in grado di ridurre i danni a carico del fegato nel 96% dei pazienti. Entecavir, molecola di nuova generazione e antivirale orale ad alta barriera genetica per il trattamento dell’epatite B cronica (disponibile in Italia da oltre un anno), è protagonista al 59° congresso dell’American Association for the Study of Liver Diseases (AASLD), in corso a San Francisco, che riunisce oltre 6000 esperti da tutto il pianeta. In questo meeting oggi vengono presentati nuovi risultati dallo studio ETV-901 (che ha coinvolto 4 centri italiani), in cui il trattamento a lungo termine con entecavir è stato associato alla riduzione dell’infiammazione epatica e della fibrosi; nel 100% di questi pazienti la carica virale era a livelli non rilevabili.
“Questi nuovi dati - afferma il prof. Pietro Lampertico dell’Università degli Studi di Milano - confermano che un trattamento a lungo termine con un antiretrovirale potente e che non causa insorgenza di resistenze è potenzialmente in grado di arrestare il danno epatico e può perfino migliorare la fibrosi epatica”. Un reale vantaggio per il paziente che vede allontanarsi sempre di più le gravi complicanze al fegato: per la prima volta sono disponibili dati così favorevoli e per un periodo così lungo di osservazione in pazienti con epatite B cronica. Ciò è dovuto al fatto che entecavir unisce la potenza all’alta barriera genetica e il virus deve sviluppare almeno tre mutazioni per sfuggire all’effetto del farmaco. Purtroppo la percezione della gravità della malattia è ancora scarsa e preoccupa la mancanza di ricorso a cure appropriate.
Sono sufficienti pochi dati per cogliere le dimensioni del problema: nel mondo vi sono circa 400 milioni di portatori cronici del virus, e si stima circa 700 mila in Italia, dove ogni giorno 57 persone muoiono per cirrosi o tumore del fegato.
Nel nostro Paese oggi solo ventimila persone sono in terapia, ma molte di più potrebbero trarre beneficio da trattamenti efficaci per arrestare l’evoluzione della malattia. Se non trattata, infatti l’epatite B cronica evolve in cirrosi nel 10-20% dei casi ed in quasi la metà di questi si verifica il decesso per insufficienza epatica o epatocarcinoma.

 
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