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un problema emergente in epatologia Il colangiocarcinoma è un tumore maligno che origina dalle cellule epiteliali che rivestono i dotti biliari. Anche se non è un tumore frequente, la sua incidenza (stimata attorno a 1-2 casi/100.000 persone/anno) è in progressivo aumento in tutto il mondo. Sfortunatamente il colangiocarcinoma è una delle forme di tumore tra le più maligne ed aggressive, perché dà sintomi solo tardivamente e la sua diagnosi precoce è molto difficile, anche per la mancanza di programmi di sorveglianza su popolazioni a rischio. Solo il 5% di questi pazienti sopravvive più di 5 anni dalla diagnosi. Questa prognosi così grave è causata dalla mancanza di strategie terapeutiche in grado di offrire una cura efficace. La resezione chirurgica rimane l’opzione terapeutica di prima scelta, ma la sua attuazione è spesso difficoltosa per l’elevata diffusione del tumore sin dalla diagnosi. Il trapianto di fegato, che era considerato una controindicazione assoluta per l’elevato tasso di recidiva del colangiocarcinoma, viene ora eseguito in casi estremamente selezionati e solo da pochi centri specializzati nell’ambito di precisi protocolli sperimentali. Al momento la maggioranza degli interventi terapeutici ha quindi significato solo palliativo. Questo approccio terapeutico così deludente riflette la scarsità di conoscenze che sono state prodotte in tema di meccanismi patogenetici che regolano lo sviluppo e la progressione di questo tumore. Pertanto la completa mancanza di prospettive di cura efficace a fronte di un impatto epidemiologico progressivamente crescente rende improrogabile l’attuazione di un deciso impegno della ricerca scientifica, non solo oncologica, per migliorare le conoscenze sul colangiocarcinoma. Alcuni gruppi di ricerca si stanno occupando di questo problema, sia negli Usa che in Italia. Tra questi, l’Università di Milano-Bicocca in collaborazione con il CeLiveR (Center for Liver Research) di Bergamo, l’Università di Padova e l’Università di Yale (New Haven, USA) sta cercando di comprendere gli intimi meccanismi responsabili della particolare aggressività di questa neoplasia. La FADE segue con molta attenzione il Gruppo di ricerca sopra menzionato, ha da pochi giorni deliberato una borsa di studio a supporto della RICERCA su questa grave malattia. L’appello è rivolto agli Amici più sensibili della Fondazione.
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